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"Facebook ergo sum" pt.6
post pubblicato in diario, il 28 novembre 2009




All’improvviso mi ritrovo davantialla vetrina, nello stesso punto in cui è comparso Fibonacci. Peter Pan èsparito e intorno a me c’è solo il nulla. Mi sento molle, affranta, il vuoto mista entrando dentro; provo a parlare, ma sono ancora senza voce. Guardo lavetrina: ora ci sono solo bambini. Dunque, qual è la realtà? Il luogo dove miha portato quel goffo figuro esiste veramente? Non riesco a spiegarmi perché,ma sento un legame invisibile con il posto dove vivo. E questo? Ho visto ilfuturo o è un presente che mi rifiuto di vedere? Che strano, Che Guevara èringiovanito di colpo e Peter Pan mi si presenta vecchio. C’entri qualcosaAlex? Mi metto a camminare, poi a correre a ritmo intenso, mi fermo, sonosudata, mi sdraio, penso e piango. Io non trovo più la mia identità, l’hopersa, mi sembra di non appartenere a nessun mondo. Forse sono morta, o peggionon esisto. Mi viene un orribile sospetto. Sono afona, in mezzo al nulla, conpersone che scompaiono e che, per ragioni diverse, come me sono fuori dallavetrina. Loro la temono, la incriminano, la odiano, io non la conosco e perquesto sono stata eliminata. Non esisto più, per sedici anni ho vissuto in unarealtà fatta d’immaginazione. Dovevo ipotizzarlo, sono troppo diversa da tuttigli altri: io stessa sono frutto della fantasia.

Sento tirarmi la maglia da dietro emi giro per vedere cosa succede ancora. Un chiodo me la sta strappando didosso, riconosco la mia stanza. Il letto è disfatto e sudato, devo essermiaddirittura alzata durante la notte. Lo specchio è intatto e riflette la miaimmagine sfinita. Quindi esisto ancora, era tutto un incubo. Vado a baciare ilchiodo che mi ha riportato alla realtà e già che ci sono, lancio un’occhiata alcalendario che vi è attaccato: un altro mese è passato, è già il 31 febbraio.

 

 

 

Costantino Tronisti alle 20.09 del28 febbraio scrive:

Boh.. Io non ci ho capito niente..Mi sembra troppo cervellotico, se c’è da pensare non fa per me..

 

^_ThEbeStInThEwORld92_^ alle 20.10del 28 febbraio scrive:

A me è piaciuto abba.. Sl ke nn sicapisce bn la fine.. Cioè Alex muore?

 

Rap&Roll alle 20.22 del 28febbraio scrive:

Quello lo chiami rap zio? Nelracconto piuttosto dovevo starci io! Sono il più tosto e ci sto dentro unbotto, spacca tutto e fuggi, questo è il mio motto!

 

Mario Rossi alle 20.30 del 28febbraio scrive:

Bello.

 

Palmiro D’Ottobre alle 22.25 del 28febbraio scrive:

Grande Che, sei un mito!!! Ancheadesso ho addosso la tua maglia con scritto “Hasta la victoria siempre”!!!

 

GrilloParlante  alle 22.28 del 28 febbraio scrive:

Molto interessante, offre ottimispunti di riflessione.. Effettivamente penso che ci sia qualcosa di poco chiarodietro Facebook: ho letto in un articolo sul Guardian che la Cia si serve dellenuove tecnologie per spiarci e avrebbe investito parecchi milioni dietro alsocial network.. Sarebbe stato bello anche creare un personaggio atto aspiegare come gli utenti usino FB nella maniera più sbagliata, anzichéservirsene per darsi appuntamenti e condividere foto: il sito è pieno di gruppiche “frammentano” la realtà in tante piccole azioni demenziali, materiale dicondivisione per nuove amicizie. Un esempio? “3 ore sotto la doccia”, “E'inutile che mi fai lo squillo... ricarica perchè non ti richiamo!”, “Escosubito... e sono ancora sotto le lenzuola”. Ci è rimasto davvero questo peressere in sintonia con altre persone? Sembra paradossale, ma penso che traqualche anno rimpiangeremo i Mondiali di calcio come occasione per sentirci unanazione unita!

 

Meno_male_che_lui_ c'è  alle 22.30 del 28 febbraio scrive:

Maledetto comunista, hai scrittoquesta specie di racconto solo per metterlo in cattiva luce.. Gente come voirovina l'Italia!

P.S.: Forza Milan!

 

Assunta Senilità alle 22.32 del 28febbraio scrive:

Scusate, io sono nuova del gruppodi Feisbuc. Mi ha iscritto mio nipote, poi gli avevo chiesto di comprare illiquore per il tiramisù, perché qui a casa nostra ci piace con un po’diliquore. E’tornato ubriaco, quel mascalzone, ma vedrai se lo dico al padre,quando torna. Che pure quello lavora sempre in banca, chissà quante cose devefare. Io glielo avevo detto a mio nipote di non iscrivermi a niente che hoquasi settant’anni e poi non lo potevo controllare: infatti ha suonatoqualcosa, credevo fosse la porta, ma non c’era nessuno. Poi ho premuto qualchetasto ed è comparso questo testo. Sotto c’era scritto commenta e io stoscrivendo, spero di non sbagliare la grammatica, ero così brava alle elementari.Bellino, molto bellino. Mi ricorda tanto quando mio figlio Antimo è andato afare il soldato e ci scriveva perché si sentiva perso lontano da casa.

 

Max Tendenza alle 22.48 del 28febbraio scrive:

Propongo subito di creare un gruppo“Eliminiamo questo racconto da Facebook”. Ma soprattutto, chi è questo o questache ci ha proposto l’amicizia e ha pubblicato ‘ste boiate?

 

Cocaehavana4life alle 22.52 del 28febbraio scrive:

Già.. Io non ho letto niente, misto vestendo per andare al Bolgia. Ma chi è questa tipa? Mi aveva attirato ilnickname inglese, ma non  c’è neanche unafoto sul profilo, infatti non volevo aggiungerla … Non è che è un uomo? Iovoglio ragazze, e solo belle.

 

Rick Bertoncelli alle 23.04 del 28febbraio scrive:

Un continuo sfoggio d’erudizione,ricco di discorsi capziosi e falsamente perbenisti. La caratterizzazione deipersonaggi è decisamente lacunosa: la teoria di Fibonacci non sta in piedi,Dante e Leopardi sono ridicoli, Che Guevara monotono e moralizzatore, stendiamoun velo pietoso su quello che dovrebbe essere Peter Pan. Secondo quale logicaparlano di argomenti che non conoscono? Chiaramente le intenzionidell’autore/autrice (attribuirgli l’epiteto di scrittore mi sembra eccessivo)di demolire questo social network sono fallite penosamente.

 

Luna alle 23.37 del 28 febbraioscrive:

Allora ha ragione Guccini: ci saràsempre un musico fallito, un pio, un teorete, un Bertoncelli o un prete asparare cazzate! E’ mirabile, invece, come questo qualcuno abbia messo a nudomolti difetti della nostra generazione, dall’incapacità di prestare attenzionealla difficoltà di comunicazione, nonostante i migliori mezzi per farlo. Pensoche le citazioni e i riferimenti letterari siano così frequenti proprio percaratterizzare il personaggio di Alex e far capire da dove provengono tutte lepassioni e la voglia di scoperta, che nessuno, eccetto gli artisti, ha saputotramandarle. E’come quando Marguerite Yourcenar scrive: “Fondare biblioteche èun po’come costruire granai pubblici: ammassare riserve contro l’inverno dellospirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire”. Poi i personaggi sonopresentati in questo modo per un motivo specifico: espansione del socialnetwork, i suoi lati puramente commerciali, come modifica il  comportamento e il linguaggio. La serie diFibonacci non sarà scienza, ma quello che racconta Peter Pan è il risultatodegli studi di una ricercatrice di Oxford su Facebook, l‘ho letto anch'io.Inoltre sono convinta che lo scopo del racconto fosse proprio far perdere illettore in una dimensione che è simultaneamente reale e fittizia. Chiunque tusia, i miei complimenti.

 

Rick Bertoncelli alle 23.43 del 28febbraio scrive:

Ma brava Luna, difendi a spadatratta il racconto... Non ha capito nessuno che sei tu l'autrice!

 

 

Cogito-ergo-Sum alle 00.00 delprimo marzo scrive:

A volte mi capita di pensare allasocietà, virtuale o reale che sia, come uno specchio: tutti, in qualche modo,vi si riflettono. E la cosa delirante è che stanno diventando sempre piùvanesi, a quanto pare: si uniformano e si guardano sempre più spesso perassicurarsi che lo specchio rifletta sempre la stessa immagine. Quando provoio, invece, non mi restituisce niente, proprio come se non esistessi. Forsel’ho rotto. Nonostante i vari tentativi, non riesco nemmeno a spiegarmi comeabbia fatto. Però una cosa la so: preferisco sette anni di sfiga che una vitapassata davanti allo specchio. Scrivere è una delle poche cose che mi fasentire viva. Scrivere è ciò che dà libero sfogo alle mie fantasie e mipermette di mettere a fuoco il mondo dove vivo. Ritengo necessario scrivereperchè, così facendo, detto io le regole del gioco e riesco a trasformare lavita reale in finzione. Anche quando, come in questo caso, è la finzione atrasformarsi in vita reale.

Margherita

FINE

 


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permalink | inviato da jimmypec il 28/11/2009 alle 13:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
"Facebook ergo sum" pt.5
post pubblicato in diario, il 27 novembre 2009




Questo posto è sorprendente, gliincontri sono sorprendenti e, sebbene veda più lati negativi che positivi,credo che abbia anche delle potenzialità notevoli. Ma quello che continuo a noncapire è l'assurda disponibilità a condividere informazioni personali eriservate, come fanno i bambini alle elementari con i loro nuovi amici discuola... Ma che cosa dovrebbe spingere gli adulti ad entrare in un circolo dilibero scambio di cazzi propri?

“Ma che volgarità, amica mia.”

Un uomo grasso, vecchio, con uncompletino verde quanto meno carnascialesco, fuori luogo come un astemio allafesta di San Patrizio.

“Tu saresti …?” - Soffoco unarisata.

“Peter Pan.”

Stavolta non riesco a trattenermi.Mi guarda affranto.

“Scusa, il ricordo che ho di te èmolto vago, probabilmente le fantasie infantili storpiano la realtà.”

“Non cercare di essere gentile, loso che non sono come mi immaginavi.”

“Come hai fatto a ridurti così?”

“Non sono cresciuto, sonoinvecchiato di colpo. Il corpo ha ceduto, il brio si è volatilizzato, ma non ècolpa mia: hanno distrutto l’isola che non c'è e la sua magia.”

“Fammi indovinare, c’entrano unagrossa vetrina, fan, gruppi e richieste di amicizia?”

“Sì, purtroppo. Io non ho più sensodi esistere. La favola si è trasformata in una realtà distorta: le persone noninvecchiano più, anzi regrediscono; solo che non lo fanno per “quant’è bella lagiovinezza che si porta tutto via”,  èuna sorta di effetto collaterale …”

“Che significa?”

“Significa un ritorno obbligatoverso l’Innocenza, privato di ogni sogno di volare. Quella vetrina agisce inmodo da infantilizzare la mente, offrendo un’esperienza svuotata di ognicoerenza narrativa e significato profondo. In pratica si ritorna indietro senzavolontà, senza coscienza, imprigionati da questa gabbia intellettuale.”

“Parli quasi da psicologo ..”
“Ho iniziato ad interessarmi di questi studi quando Dan Kiley attribuì il mionome ad un disturbo della personalità, già da allora capii che la mia storiastava cambiando ..”

Questo qui tutto sembra, meno chePeter Pan. E’ affannato, appesantito e al contempo smanioso di mettermiall’erta; del bambino che era, resta solo quel ridicolo vestito verde, che malsi adatta alla pancia cocomeriforme. La preoccupazione ha sostituitopermanentemente quella intrepida incoscienza di chi non vuole crescere. Mi statrasmettendo una malinconia che poche altre volte avevo provato.

“Il danno più grave è apportatodall’introduzione in un nuovo mondo, basato sul sistema dell’azione-reazioneveloce, quali ad esempio una pronta risposta ad uno stimolo provocato da altrio la messaggistica istantanea. Questi bruschi cambiamenti obbligano il cervelload operare su una scala temporale completamente diversa da quella del mondoreale. E’come se ti trovassi, nello stesso istante, ad organizzare con Tizio ilparty di stasera, complimentarti con Caio per l’esame di letteratura ecommentare la foto di Sempronio del viaggio a Berlino. Devi essere un campionedel multitasking, la capacità di svolgere più compiti simultaneamente. Essendoappunto la realtà molto meno immediata, il risultato è un deficit d’attenzionein costante espansione, capisci?”

“Scusa non ti ascoltavo più.”

“Lo vedi? Lo vedi?!”
“Calma, scherzavo.”

Non ci posso fare niente, questoindividuo è troppo grottesco. Poi devo sdrammatizzare in qualche modo o rischiodi implodere.

“Non mi prendere in giro anche tu,ti prego. Gli utenti della grande vetrina stanno veramente ritornando bambini,è un disastro.”

“Bè, detto da uno che ha spesotutte le sue energie per evitare di crescere, mi sembra ipocrita.”

“E’ qui che ti sbagli. Io volevorestare bambino perché amo la spensieratezza, il divertimento e l’allegria.Stringimi la mano e non aver paura, ti faccio vedere con i tuoi occhi.”

“Dove mi vuoi portare? E’pericoloso?”

“No, è di vitale importanza che tucapisca. Si va all’isola che non cè...rebro.”

Così mi aggrappo a lui e cidirigiamo verso questo luogo parodistico, che a giudicare dal nome non prometteniente di buono.

Sembra la Cina. Migliaia dibambini, forse milioni, identici, irriconoscibili gli uni dagli altri. Pensoche dev’essere così stare dentro una catena di montaggio, parlano e agisconovelocissimi, il cicaleccio è insopportabile. 

“Sono molto più grandi di quantocredi. Eccoti le conseguenze di ciò che ti ho spiegato sinora. Avrai anchenotato che sono tutti uguali, naturalmente. Devo spiegarti io perché?”

Mi accorgo che da un edificio digrandezza spropositata entrano ed escono una marea di bimbi con lo sguardoperso nel vuoto.

“Peter, cos‘è quel posto?”

“Bene bene bene. Quello è lasoluzione ai problemi di lavoro. Tutti hanno troppa fretta e contemporaneamentenon sono più abili a svolgere nessuna mansione per cui è richiesta anche laminima competenza, l’unica abilità che hanno è cianciare di stupidaggini aritmo forsennato. Perciò è stato ideato un enorme call center, aderente allanuova legge sul precariato obbligatorio.”

“Mi stai prendendo in giro?”

“No, è la verità. Per i motivi cheti ho spiegato non ci possono essere troppi lavoratori; contemporaneamentequesto governo, per vincere le elezioni, aveva promesso di debellare ilprecariato di lungo periodo. Così l’ha reso obbligatorio per un tempo brevissimo:i lavoratori vengono regolarmente assunti per un’ora, poi licenziati ecostretti a rifare la coda per essere nuovamente assunti.”

“Ma è demenziale! Mi stai dicendoche anziché lavorare, stanno in fila tutto il giorno parlottando tra loro, soloper rispettare il formalismo di una promessa?”

“Esatto, benvenuta nell’isola chenon cèrebro.”

“Non è possibile! Chi consentirebbeuna cosa tanto stupida? Qualcuno si sarà pur ribellato!”

“Ma li hai visti? Sono poco più chepiccole statue di cera tutte identiche ..”

“Chi governa questo paese?”

Silenzio. Dopo aver preso il fiato,il mio cicerone riparte:

“Questo paese è il risultato delprogressivo disinteresse della comunità alla vita politica. Per molto tempo ipolitici vennero visti come una casta privilegiata ed intoccabile, che sapevacurare solo i propri interessi. Anni di lotte intestine e scontri che avevanoben poco di ideologico, hanno portato parte della popolazione a non seguire piùle vicende di Stato. Uno dei candidati, che già possedeva  giornali, televisioni e buona parte delpaese, prevalse alle ultime elezioni e sfruttò appieno la situazionefavorevole. La grande vetrina che ormai conosci bene, ha costituito il rifugiodi cittadini stanchi, che non trovavano più identità e orgoglio nella Nazione ecercavano un‘altra realtà. Lui, capendo le potenzialità del mezzo, si èinserito prontamente nel circuito e ha assecondato i suoi effetti distruttivi.Ciò gli ha consentito di istituire un regime e di autoproclamarsi “Presidentedel dispotismo necessario”. La cosa sconfortante è che la gente si è convinta diaver bisogno di lui e accetta benevolmente tutte le sue riforme, anche perchèormai possiede tutto ed è l’unico in grado di garantire la sopravvivenza.”

“E’orribile.”

“Lo so. Poteva anche essereevitato: diciamo che tutti si sono lasciati prendere troppo la mano.”

“No, è assurdo, non può essere!”

Niente di ciò che ho visto fino adoggi, mi ha sconvolto così tanto. Non posso sopportarlo. Mi verrebbe voglia discuotere tutti questi finti bambini, di farli destare dal torpore in cui sonocaduti e far capire loro che fuori c’è un mondo che va vissuto.

“Smettila di pensare, tanto nonserve più a niente ..”

"Facebook ergo sum" pt.4
post pubblicato in diario, il 26 novembre 2009




“Ciao, vuoi essere mia amica?”
Ancora quella voce! Ma questa volta non si tratta della mia compagna delleelementari, bensì di un individuo stranissimo, bruttino debbo dire, ingobbito evestito con abiti osceni: camicetta hawaiiana semi aperta, orecchino sul lobosinistro (bella forma di ribellione!) e piercing sotto al labbro, ai piedi unpaio di quella specie di ciabatte di plastica arancione da infermiere.

“Ciao, vuoi essere mia amica?”

“Guarda che ci sento! E poi neancheci conosciamo..”

“Io mi chiamo Giacomo, amica. Etu?”

“Mi chiamo Alex..”

Secondo me questo ha delle serieturbe mentali, mi fa quasi paura.

“Ciao Alex, chiedo la tuaamicizia.”

Ma è scemo?

“Che significa? Ripeto: non ticonosco nemmeno! Possiamo socializzare, chiacchierare e scoprire se abbiamo deipunti in comune...”
“Ma quindi non vuoi essere mia amica! Lo sapevo, la mia situazione è ancoraquella di prima, sono un reietto, un derelitto, un emarginato, un respinto! Nontroverò mai tantissimi amici, la mia esistenza è segnata dalla mera solitudine!Me tapino, come soffro!”  

Che pessimismo cosmico! Unmomento...

“Come hai detto che ti chiami?”

“Giacomo.”

Ora capisco tutto.. e non stento acredere che il poveraccio non abbia amici...

“E va bene, Giacomo, sarò tuaamica..”

“Evviva!!!” - urla impazzitocorrendo intorno a me - “un milione e settecentonovantotto mila amici! Vai cosìGiacomino!!!”

“Alla faccia del derelitto! Ma comefai a conoscere così tante persone?”
“Sono miei amici!”

Mamma mia! Irrita il sistemanervoso!

“Ho capito che sono tuoi amici, macome cavolo li hai conosciuti?”

“Quando l'amicizia ti attraversa ilcuore, lascia un'emozione che non se ne va..”

“Ma questa è Laura Pausini!”

“Com'è profonda..”

“Oh sveglia! Tu sei GiacomoLeopardi! Hai composto l'Infinito, a Silvia, il sabato del villaggio.. Perquanto tu non mi possa piacere e ti trovi, anzi, una pessima persona, sei unpoeta unico!”

Cosa mi tocca dire... io questo nonlo sopporto proprio.

“Io sono pieno di amici, tutti sonomiei amici e io sono amico di tutti. Forse ti rode il fatto che abbia più amicidi te, è normale. Nessuno ha così tanti amici come me, Giacomino l'amico delpopolo..”

“Ma cosa stai dicendo? Tu seisempre stato segregato da solo con i tuoi libri, lo “studio matto edisperatissimo” ricordi?”

“Bugiarda! Bugiarda!!! Staimentendo, adesso ti faccio vedere io!”

E proprio mentre corre verso di mecon i pugni serrati verso il cielo, inciampa nei suoi stessi piedi, rovinandogoffamente a terra.

“Giacomo, ti sei fatto male?!”

“Niente fa più male dellasolitudine.. ma io non so cosa sia, perchè sono pieno di amici!”

Ha uno sguardo affranto, tutti iriccioli fuori posto e sembra un piccolo sgorbio di porcellana. Esattamentecome me lo immaginavo.

“Dai, ti aiuto a rialzarti.”

“Non hai capito che io sono il piùpopolare di tutti? Mi cercano sempre, sono impegnatissimo!”

 “Sì.. ma questi amici, nella fattispecie, chisarebbero?”
“Adesso te li faccio conoscere tutti..”

E con un movimento repentino ruotacon la mano le icone della vetrina, che ora sembrano le prime pagine deipassaporti di un milione e più di persone.

“Queste persone hanno accettatotutte la mia amicizia! Ecco, ti presento.. Mario Hurtado Gomez! Viene da..Madrid e ha.. 26 anni.”
“Giacomo, sei sicuro di conoscere queste persone?”

“Certo, amica! Questa per esempioè.. Ingrid Blomqvist, è.. danese e.. non fumatrice. 

“Ma tu stai leggendo! Questosignifica, per te, avere amici? Non sapere niente della loro vita?”

“Loro mi vogliono bene e mi sonovicini.”
“Loro non ti conoscono! Hanno solo accettato la richiesta di amicizia virtuale(per motivi che ora mi sfuggono)..  ècome se tu fossi il migliore amico dell'elenco telefonico..”

“Sono solo menzogne! Vero...Rosco?”

Il tipaccio nerboruto dalla foltacapigliatura e gli ispidi baffi color ebano che, evidentemente risponde aquesto nome, non lo degna d'uno sguardo.

“Hai visto? Ha annuito!”

“Non si è mosso di un centimetro,lo sai benissimo anche tu.. Tutte queste persone non sono amici, magaripotrebbero diventarlo, ma ora non lo sono. Non sono vicino a te per consolartinei momenti di depressione (altrimenti passerebbero la loro vita solo a fareciò..), né a ridere, scherzare, aiutarti...

L'amicizia è cosa ben diversa dalcontatto nella vetrina.. questo può esserti utile per mantenere i rapporti, masenza l'esperienza vissuta in prima persona, non v'è significato alcunonell'amicizia.”

“Ma mi sento così solo e frustrato,tutto il mondo mi è stato sempre avverso e questa vetrina rappresenta la miaunica via di fuga da una realtà da incubo. Hai ragione, sono solo uno stupidoilluso, buono a nulla.. ”

Quando lo dicevo io, non miascoltava nessuno...

“Diciamo che hai perso la tuastrada, devi essere un po' meno pessimista.. E levati quei ridicoli vestiti,gli amici veri non ti giudicheranno per come appari, ma per come sei. Non devicredere che  le persone che non conosciprovino sentimenti sinceri nei tuoi confronti, per farsi buoni amici bisognauscire di casa, socializzare... ”

“Sì, io ho solo perso la miastrada, esattamente come Cappuccetto Rosso nel bosco” - ho l'impressione chequesti grandi poeti del passato non siano poi così grandi... - “seguirò il tuoconsiglio e comincerò a vivere come una persona normale, d'altronde l'amiciziasincera può colmare ogni lacuna dell'anima come il poetare, da soli, in unlugubre chiaro di luna nella stanza desolata del mio cuore..”

Pronunciando queste straziantiparole si allontana, completamente offuscato dai suoi stessi versi.

“Ah Cappuccetto...”

“Sì?”

“In bocca al lupo!”

"Facebook ergo sum" pt.3
post pubblicato in diario, il 25 novembre 2009





"“Ehi, yo!”

Essendo di spalle, spero vivamentesi tratti ancora di Ernesto, che vuole stringermi tra le sue braccia dacombattente, per poi rassicurarmi e portarmi via da questo luogo misterioso..ma appena mi giro vedo solo un naso: enorme e adunco. Spunta da un cappuccio,all'apice di una tunica rossa e lunghissima, adornata da foglie di alloro a mo' di medaglione. Questotizio si avvicina deciso, muovendo la mandibola su e giù e brandendo unmicrofono, che mi sbatte in faccia pericolosamente.

“1..2..3... prova/ e tu chi seiinfido essere?/ gatta ci cova/ Io ti faccio fuori come con Abele Caino/ e  non mi vergognerò di essere un assassino/potesse bruciare all'Inferno ogni sporco ghibellino!/”

“Dante Alighieri??!?”

“Esatto, io sono Durante/ ma i piùmi conoscono come Il Sommo a.k.a. Dante/ Non c'è competizione per te, provadomani/ questo è il Poeta che discende da avi romani/ ti porto rime a nonfinire e per te sarà tragedia/ dimmi chi sei e facciamola finita con 'stacommedia!/”

“Io non sono dei ghibellini! Michiamo Alex e non so nemmeno come sono finita qui..”

“ Ehi yo, potevi dirmelo prima/ cheschifo di mc sei se non chiudi mezza rima?!/ quindi amica mia non voglioessere troppo sgarbato/ ma d'ora in avanti starò zitto se non parli baciato!/

“Ma veramente io non so se sonocapace...”

“Non so se sono capace?/ Tu sei unverme e io sono il rapace/ la mia testa di nuove liriche è ingorda/ ma forsenon hai capito, sei mica sorda?/ senti Dante come te lo porta con uno stilecadenzato/ qui lo rappo e lo ripeto: parla ritmato!”

Santa Madonna, tutte a me càpitano,ci mancava solo una freestyle battle con Dante Alighieri...per fortuna il rap èuna mia grande passione, vediamo come me la cavo con l'improvvisazione. Ehi stogià entrando nel personaggio, mi piace!

“Ok..sarò martire come Abele, ma tuinvidioso come Caino/ hai detto bene, sei rapace/ perchè hai il naso aquilino/Dici di discendere direttamente dagli antichi Romani/ ma sei capace di citaresolo Cacciaguida tra i parenti lontani/ senza Virgilio all'Inferno eri perduto/perciò stai muto/ l'unica cosa  in cuipotresti battermi, con quel naso, è “a chi fa più grosso lo starnuto”/ Io nonsono scarsa, forse tu lo sei/ adesso ti disfaccio come Maremma Pia dei Tolomei/Mi sfido con te con questa rima potente/ ti faccio un danno per Farinata a.k.a.perManente/ lascia perdere, dai, magari conquisti Beatrice/ se la musica rapfosse un libro non ti farei scrivere nemmeno l'appendice/ Io contro te: rime“scrause” contro rime belle/ tranquillo, ti faccio uscire fuori a riveder lestelle/ Prendi nota, Alex con la rima rimanda a casa Dante, ero più forte prima, lo sarò dopo e pure Durante!”

Il mio rivale sta schiumandorabbia, mi si lancia addosso spalancando le braccia e contraendo tutti imuscoli del corpo, ma, per mia fortuna, si ferma ad un metro dal mio volto.L'impeto vendicativo sembra essersi smorzato completamente, corruga la fronte,gli occhi si riducono a due fessure, la vocina piagnucolante esclama: “Basta ionon ce la faccio più, voglio tornare a scrivere, a fare rime serie..”

“Ma si può sapere che ti èsuccesso?”

“Sono finito, cosa.. come tichiami.. completamente finito!”

“Alex. Perchè finito? Che intendidire? La Divina Commedia è una colonna portante della letteratura e la gente ticonsidera il migliore di sempre...”

“Non capisci, non puoi capire. A menon interessa più che mi legga il professorone o il critico, impegnati solo arincorrere forsennatamente nuovi significati da attribuire alle mie parole.. Iovoglio piacere ai ragazzi, ai giovani, a gente come te! Invece no! I ragazzi mileggono con indolenza e solo perchè sono un obbligo scolastico, ai loro occhisono noioso, incomprensibile e pedante.. pe-Dante, ahah, l'hai capita?”

Sommo Poeta eh?

“Ehm.. vai avanti..”

“Ho pensato che l'unico modo perriscuotere un po' di successo, sfruttando le mie abilità, fosse iniziare a farerap: le rime sono il mio pane quotidiano e la faida con i ghibellini mi avrebbedato

 un vero tocco “gangsta”. Purtroppo, però, misono accorto che al di fuori dello scritto valgo zero. Ergo, non sarò maipopolare tra di voi, mi devo rassegnare..”
“Ma chi ti ha messo in testa queste frottole? Tu hai moltissimo seguito traragazzi..”
“Non mentire, piccola ipocrita! La mia lingua, la lingua di Dante, vieneprofanata di giorno in giorno, soppiantata liberamente con termini anglofoni efrancesi, i ragazzi la ripudiano, le persone di successo e alla moda laschivano: è nato l'italiota, un nuovo modo di parlare, come avrai capito,davvero poco intelligente. Sei cool solo se il meeting lo fai direttamente albrunch e se non avete trovato un accordo, fissate un nuovo sit-in per l'happyhour, così non perdete tempo col metre, però vai vestito lo stesso fashion e tipresenti con il cabriolet, mantenendo il tuo aplomb, per essere a'la page.. inmodo da non cadere nel demodè...”

Maledizione, ha ragione! sembra disentire mio padre..

“Figurati se i ragazzini, abituatia questi abusi linguistici contaminanti, possano trovare la Divina Commediainteressante..ho osservato attentamente le lezioni su di me, in varie regionidi tutta Italia, e i risultati sono stati sconcertanti: “Prof. 'sto Dante mi faabbioccare, piglia troppo male, mò lo accanno perchè non c'ho sbatti diandarmene in para per lui. La situa è troppo chiara, prof.: è'un babbo, secondome tirava bamba o si sfondava di bombe.. bellalì zio, ci becchiamo domani, vadoa fare due penne col motore..”

Ora sembra di sentire i mieicompagni di classe..

“Capisci ragazzina? Se il latino èmorto, l'italiano è agonizzante.. Tutte queste K, cmq, sl.. ma chesignificano?? L'esigenza di risparmiare tempo e denaro, legata a queste vostrediavolerie tecnologiche, sta deturpando la mia lingua.. ormai è tumefatta, forseirrecuperabile. Non c'è più nessuno che crede in me.”

“Questo non è vero! A me la tuaopera è piaciuta moltissimo!”

“Senti ragazzina, mica sono tantoscemo da credere alle bugie della prima che capita: tu la mia opera non l'avraineanche letta!”
“Ah sì?! Allora come facevo a risponderti in rima citando Cacciaguida e Piade'Tolomei, a conoscere il vero nome di Farinata degli Uberti e sapere quantosei cotto di Beatrice?”

“Ehi, hai ragione, non ci avevopensato! Bè, comunque avrai dovuto imparare tre nozioni per la scuola.. Noncambia niente..”

“E' qui che sbagli, caro il mioSommo Poeta: proprio leggendo il tuo capolavoro mi sono appassionata alle rime.E' così affascinante e musicale..”
Piccola bugia: mi sono appassionata alle rime ascoltando notte e giorno gliArticolo31, ma questo uomo ha bisogno di un'iniezione di fiducia.

“Ma.. allora.. piaccio ancora aqualcuno!”

“Certo, te l'ho detto. E come me cene saranno tantissimi altri..”
“Ma allora perchè tutti maltrattano così il mio idioma? Guardati intorno, inquesta vetrina ci sono veri e propri omicidi lessicali! Perchè questa moda hapreso così piede? Perchè nessuno reagisce e mette gli altri sulla retta via,che è stata smarrita?”

“Come le pecorelle escono delchiuso/ a una, a due, a tre, e l'altre stanno/ timidette atterrando l'occhio e'l muso;/ e ciò che fa la prima, e l'altre fanno, /addossandosi a lei, s'ellas'arresta, /semplici e quete, e lo 'mperchè non sanno.”

“...”

“Dante, l'italiano non ha bisognodi addobbi da esterofili che lo rendano più interessante. E' bellissimo così.Punto.”

“Tu, Alex, oggi mi hai restituitola felicità! Il decadimento non è poi così imperante e forse può essere ancoraarginato. Sei una persona fantastica.”

Svanito nel nulla, esattamente comegli altri. Che fatica, non ricordo di aver mai conosciuto una persona cosìtestarda!Ma la sua passione è autentica e sincera, riesco a capire la suadelusione."

"Facebook ergo sum" pt.2
post pubblicato in diario, il 24 novembre 2009



"Ad alimentare ulteriormente le miepreoccupazioni, un luogo che non riesco a riconoscere e che verosimilmente nonesiste: questa vetrina con le facce e nient’altro. E’ impossibile descrivere ilvuoto, ma giuro che è esattamente ciò che mi circonda. Di colpo mi viene inmente una cosa importante, per quanto ora sia in grado di distinguere ciò che èimportante da ciò che non lo è: io quella vetrina la conosco. L’ho vista ascuola durante l’ora di informatica, i miei compagni che non seguivano lalezione erano su un sito con grafica identica e una miriade di foto. Sono anchesicura che qualcuno stava affermando di essere fan di qualcosa …

“Certo chica, può essere, può essere …”

Non credo ai miei occhi, non cicredo, svengo.

“Io soy Ernesto, encantado,piacere di conoscerti.”

Rimango letteralmente senza fiato:ho davanti a me Ernesto Che Guevara. E’ affascinante e carismatico come nel mioposter in camera, quello dove fuma un grosso sigaro cubano, in completomilitare. Lo scruto da testa a piedi estasiata, i suoi capelli mossi, la barbaincolta, lo sguardo da duro che nasconde una tenerezza di fondo. Ma mi accorgoche c’è qualcosa che non va: anziché la divisa militare, indossa una magliettacon la sua foto stampata e una giacca blu con varie spille appuntate, tra cuispicca quella della pace; al posto degli abituali stivali, un paio di All Starbianche e dei blue jeans appena strappati all’altezza del ginocchio.

“Ma tu.. Sei … Che Guevara, osbaglio?”

“Vedi cara, “Che”, comandante, è unaggettivo che non suona più bene con il mio nome. Ho combattuto per i dirittidei più bisognosi, lottato per l’ideologia, sono sceso in battaglia per lalibertà degli oppressi. Ma ora il mondo è stufo di guerre, non vuole piùsaperne di morti ammazzati e tu lo sai meglio di me, non è così? Una personaintelligente si rinnova continuamente, ora sostengo le mie idee senza violenza,con semplicità.”
C’è qualcosa che non mi convince in questo uomo, ma ogni volta che mi sorride,inesorabilmente mi perdo.

“La maglietta che indossi Ernesto,io pensavo che un po' ti saresti arrabbiato che altri lucrassero sulla tuaimmagine ..”

“Ma che dici?Anzi! E’proprio questala mia nuova filosofia: sostenere le proprie idee con tutti i mezzi possibili.Inoltre è comodissima e ricamata benissimo, puro cotone. Guarda che bel violaacceso!”

Sono sempre più perplessa, noncapisco dove vuole arrivare.

“Un sacco di tuoi compagni discuola sono diventati fan di “Viola colore dell’anno” e “Quelli che mettono laT-shirt sotto la giacca.” E’l’abbinamento più consono per farti vedere e farsentire le tue idee. Poi chica ricordache la comunicazione è fondamentale per diventare leader: l‘Iphone, è un must, imprescindibile. Il gruppo“Iphone 3GUMTS” è il più cool del pianeta. Unisciti anche tu e scrivi tutte letue idee e gli accessori che mancano.”

Non è un uomo, è una campagna dipubblicità occulta. Dove sono finiti i viaggi in moto con Alberto, Cuba, laBolivia, la rivoluzione?

“Ma come hai fatto a diventarecosì? Incontrarti è stato sempre un sogno, avrei voluto parlare di libertà,diritti, imprese eroiche .. Ora capisco! Non vuoi farti più chiamare “Che”perché non lo sei più, hai sostituito il carisma e il coraggio conl’omologazione. Sei diventato Ernesto Trend Guevara e il tuo profumo di leggendae di vittoria si è trasformato in artificiale puzza di plastica!”

La rabbia e la frustrazione mihanno completamente tolto la ragione: non riesco a credere di aver pronunciatoqueste parole proprio a lui, che però ne è rimasto scosso. A questo punto nonci speravo più. Il suo volto si incupisce e lo sguardo si abbassa: sapevo chequel frullato di marketing e tendenze giovanili non era la stessa persona cheaveva diretto l’attacco su Santa Clara.

“Non sei Che Guevara, vero?”

Se quanto mi è accaduto sinorasfidava l’assurdo, questo lo supera abbondantemente: Ernesto ringiovanisce dialmeno quindici anni, a occhio e croce prima del viaggio a bordo dellaPoderosa.

“Sei attenta ragazza, i mieicomplimenti.”

Quella voce calda mi entranell’anima. Non c’è più possibilità di sbagliarsi.

“Fino ad ora hai parlato con unpersonaggio, come dici tu, di plastica. Quello è il frutto di anni dimanifestazioni di qualsiasi genere con il mio volto su bandiere e magliette.Quello è il figlio della moda, dell’appiattimento dell’identità, del simbolismovuoto di valori. Non vi state accorgendo che sta cambiando la realtà,falsandola, sostituendo la semplicità delle azioni con la banalità. Vuoi sapereverso cosa si sta indirizzando la tua generazione? Questa grande vetrina, dovetutti si conoscono, sanno tutto degli altri, ma si salutano a malapena, ne èl‘incarnazione. Un luogo che non esiste, dove tutti si sentono in dovere diiscriversi per avere un’identità, paradossalmente per esistere. Qualcuno pensache c’entri la fratellanza, nessuno ha capito il grande inganno. Liberi disbattere sulla faccia degli altri i propri gusti, esplicitando di essere fan diquesto e quello. E se dietro alla baracca ci fosse un burattinaio? Hai maipensato quant’è facile condurre inchieste di mercato, e di conseguenzamanipolare, quando non devi neanche porre le domande? Immagina le grasse risatedi scherno dei signori del marketing, di fronte al vostro ignaro pascolare neiloro recinti.  E c’è dell’altro, vuoisapere qual è la cosa peggiore? Nessuno usa la forza per questo lavaggio delcervello collettivo, è tutto voluto da voi. D’altronde, non fu Hitler elettodemocraticamente nel ’33? Ci possiamo stupire ancora di qualcosa in questomondo malato? Ti chiami Alex, vero?”

“Sissignore.” - La mia voce statremando, ogni volta che parla è come se mi scuotesse dappertutto e mirimettesse, senza cambiarmi di una virgola, al punto di partenza.

“Lo sai Alex chi sono le verevittime di tutto questo? I valori. Questa macchina inghiotte nel suo meccanismosenza far capire nemmeno cosa sta succedendo: osanna il perbenismo, Alex.Iscriviti anche tu al gruppo contro il maltrattamento degli animali o a quelloper debellare la fame nel mondo. E' facile, comodo, a portata di clicke,soprattutto, dai una bella lavata alla coscienza. Ma quanti credono veramentea ciò a cui aderiscono? Quanti si interessano? Mi sai rispondere Alex?”

“Non..non lo so signore” - Tra duesecondi me la faccio addosso.

“Se chiedo alla stragrandemaggioranza dei tuoi amici chi era Che Guevara, sai che mi rispondono? Uncomunista. Quelli che non hanno la più pallida idea, invece, leggono le primedue righe di Wikipedia. Sono stato un guerrigliero e rivoluzionario argentino,della mia storia non frega niente a nessuno. Siete davanti ad un problemagrosso, Alex, state perdendo la conoscenza e il gusto della scoperta. Sai qualè la differenza tra cultura ed erudizione?”

La so, santa donna quellaprofessoressa d’italiano, un giorno le dirò che mi è servita per rispondere aChe Guevara.

“Credo che l’erudizione sia un merosapere, mentre la cultura è anche frutto di ricerca e passione. Se l’erudizioneè una questione di quantità, la cultura è qualità.”

“Molto bene ragazza, davvero brava.Allora la vostra non è cultura, diciamo che è una “demo” di erudizione. Nelvostro mondo di ricerche veloci, di “mi sento fortunato”, di contattiistantanei, lo strettamente necessario è più che sufficiente e il vostrosguardo cerca solo quello. Smentite in maniera categorica Saint Exupery: pervoi l’essenziale è tutt’altro che invisibile agli occhi.

Alex, tu sei diversa e mi sento indovere di metterti in guardia, anche perché non sei stata ancora contaminata.Ti prego, metti passione in tutto ciò che fai.. e se una cosa ti annoia, vaisempre e comunque fino in fondo, nulla ti arricchisce come l’esperienza chevivi in prima persona. E ricorda: non identificarti in un contenitore, combattiper la tua unicità Alex ... ”

Lentamente anche la suaimmagine si dissolve, lasciandomi la convinzione che sia stato l’incontro piùintenso di tutta la mia vita. Le sue parole forti mi hanno, però, confusotantissimo: una grande vetrina, manipolazione, andare volontariamente verso ladistruzione dei valori e della cultura, falso perbenismo .. Cosa diavolo stasuccedendo intorno a me? Il mondo sta cambiando radicalmente e io (a questopunto direi per fortuna) ne sono ancora fuori. Ho capito solamente che c’èun’immensa vetrina-comunità che probabilmente non è neanche reale, che lepersone devono entrare a farne parte per soddisfare i loro bisogni di identità,che vi è una fuga di notizie futili che potrebbe essere la fortuna di chi stadietro il sistema. Allora non c’è da escludere la presenza di qualcuno, dietroil sistema. Qualcuno che sa sfruttare in maniera divinamente diabolica i gustidella gente, convincendola, senza far niente, ad esporsi. Solo una cosa ècerta: tutto deriva dalla vetrina e io non so praticamente niente riguardo ad essa. Ci vorrebbe un'idea. E l'ideam'è venuta. Rimembro che mio padre, un giorno, mi dissuase vivamente dalleggere le istruzioni del nuovo videoregistratore che mi aveva regalato perNatale, perchè “le istruzioni sono da perdenti, devi essere un po' smart”. Daallora, avevo appena sei anni e una imperante avversione nei confronti deiconsigli paterni, cominciai a leggere le istruzioni di qualsiasi cosa micapitasse sotto mano. Proprio così devo fare: cercare semplicemente le istruzioni di questo posto. Scrutominuziosamente tutte le scritte che mi trovo intorno e scopro che sono nomi,dati anagrafici, ma soprattutto veri e propri dialoghi. Incomprensibili. Sembrache all'interno della vetrina viga un regime lessicale per cui occorradecapitare brutalmente le vocali, ad appannaggio di abbreviazioni ed anarchia sintattica."
"Facebook ergo sum" pt.1
post pubblicato in diario, il 23 novembre 2009




Pubblico a puntate un racconto scritto da Lorenzo M. Cisbani. Il racconto si intitola "Facebook ergo sum", è una simpatica storia che mette in evidenza i tratti salienti del famosissimo social network, con gli occhi di una giovane ragazza completamente ignorante in materia. L'ho trovato molto interessante e piacevole da leggere, spero che sia lo stesso anche per voi. 

Buona lettura!



"Che oggetto conformista lospecchio! Si adegua al suo ambiente, riflette la stessa realtà continuamente,vive in funzione di quello che gli sta davanti. Ma se quello che gli stadavanti si confondesse, si sdoppiasse o addirittura sparisse? In quel caso,fossi uno specchio, mi frantumerei.Mi chiamo Alex e sono una femmina.Il nome l’ho scelto io. In realtà il mio vero nome è Margherita, ma l’ultimoche mi ha chiamata così è stato l’impiegato dell’ufficio anagrafe. Mio padre,infatti, è troppo impegnato a dipingersi un profilo di giovane professionistarampante per curarsi del mio nome di battesimo; mia madre si rivolge a me(quando trova tempo tra un hamburger di tofu e i diritti del panda) solo connomignoli obbrobriosi e toni melensi. Lui, assuefatto completamente dallesfavillanti luci dell’imprenditoria capitalista, due palmari touch screen,Lamborghini nera, sedili in pelle, giovani conquiste assetate di denaro fulloptional, loft in centro, arredamento rigorosamente monocromatico; lei, capellicortissimi, sorriso spento, vegetariana, ambientalista,  idee rivoluzionarie post-sessantottine,uomini come abiti, “Jukebox all’idrogeno” perennemente sul comodino,sostitutivo della Bibbia. Posso affermare con una certa convinzione di esserefiglia di stereotipi. Naturalmente separati. Per la precisione, mai sposati.Quando chiesi come avevano fatto due persone così diverse e non innamoratel’una dell’altra a concepirmi, mio padre rispose che ero stata “un incidente dipercorso”. “Il più bello che potesse capitare” chiosò mia madre enfatica.Capite che le chance di buttare la mia vita dietro orecchini di Chanel opomeriggi a limonare con i rasta ai centri sociali erano piuttosto alte. Poi micapitarono in mano, tra i dodici e i sedici anni (compiuti lo scorso 20settembre), alcuni libri e film che mi cambiarono la vita. Mentre le miecompagne di scuola trascorrevano pomeriggi davanti allo specchio o nei camerinidei centri commerciali, io chiedevo alla polvere delle bancarelle ambulanti qualcheopera di Fante, Hornby, Camilleri, Bukowski, ma anche Wilde, Gadda, Tolstoj,Calvino. L’odore della notte passata a leggere era quello di storie che trovavodi ordinaria follia, perché mi immedesimavo nella mente di questi geni e capivole potenzialità e i disturbi di una personalità borderline. L’incomprensione,l’orgoglio, la rinuncia a compromessi, i sogni. Una sera, dopo aver vistoArancia Meccanica, decisi di cambiare il mio nome in Alex, un po’ per omaggio aKubrick, un po’ per un significato nascosto che mi rappresenta appieno.  A-Lex, “A” privativa, “senza regola”. Neglianni, precocemente, ho cominciato a crearmi una coscienza, informarmi, pensare.Tutto, tanto per dirla con Jack Nicholson, perché non volevo essere un prodottodel mio ambiente. E non intendo semplicemente la patetica condizione di figliaviziata da genitori divorziati: osservare, scomporre la realtà e ricomporlaalla mia maniera è tuttora il mio sport preferito. Piacere Alex, sono lostrappo alla regola, e naturalmente abito in via del tutto eccezionale. Losmarrimento che solitamente dipingo come un Picasso ubriaco negli occhi deimiei interlocutori è l’anticorpo della mediocrità. Se c’è una cosa che odioveramente in questo mondo, è la plastica. E non intendo la plastica dellebottiglie o degli utensili più comuni che utilizziamo ogni giorno. La plasticaipocrita, spesso riciclata e informe dei reallity show, dellaspettacolarizzazione delle notizie, tanto cara al giornalismo moderno, deipregiudizi, del processo di massificazione mediatica. Piacere Alex, sono lasconfitta del pettegolezzo, delle mode passeggere, della paura di esprimere leproprie idee e del quarto d’ora di notorietà che tutti avremo nella nostravita. Gran precursore, quel Warhol. A volte ci parlo, anche se ha dei limitievidenti sotto certi punti di vista che non mi sento di approfondire in questasede; per i discorsi più importanti mi rivolgo a Orwell. Certo, se l’unico chepuò capirti  è morto circa sessant’annifa, hai una bella cesta di problemi. Senti qua, George. Forse stavo dormendo,forse no. Improvvisamente ho visto frantumarsi lo specchio e l’irreale ha presola forma del reale, o viceversa. Questo ancora non l’ho capito. C’è un mondofuori, c’è il mio mondo, c’è qualcosa che ancora non è ma che presto sarà, oalmeno è probabile che sia.  Magari stoancora sognando, ma forse, molto più semplicemente, no.

La vetrina è la più grande che ioabbia mai visto e contiene le facce di tutte le persone che conosco. Ci sonoperfino mio padre e mia madre, con le informazioni relative alla loro vitaprivata. Sembra che mio padre sia “impegnato” con una certa Esmeralda DosPassos, modella spagnola di ventiquattro anni con delle curve mozzafiato. Miamadre, invece, è diventata fan degli Inti Illimani ed ha aderito alla causa“Basta polveri sottili nell’aria!”. Sotto queste notifiche, risulta che una suaamica con una foto da censura, è diventata fan di “Quelli che consumano a lumedi candela …non la cena”. Rimango allibita. Il sistema possiede ogni tipo diinformazione personale, al limite della legge sulla privacy. Trovo una miacompagna delle elementari che non rivedevo da svariati anni, mi avvicino perguardare l’immagine e sento una voce che mi impietrisce.

“Ciao Alex, vuoi essere mia amica?”

 La ragazza è dietro di me, ha una cascata dicapelli ricci e mi guarda con un sorriso gentile. Provo ad aprire bocca, marisulto irrimediabilmente afona. La sua immagine sparisce, davanti al miostupore. Ora sento un milione di voci affermare le cose più disparate: chi raccontacosa ha mangiato a pranzo, chi vorrebbe uscire o vedere un film, chi è triste,chi sente la mancanza di qualcuno, chi ascolta la musica. Mi sento smarrita.Istintivamente, che sia stramaledetto l’imprinting, cerco mia madre e chiedodelle spiegazioni. Mi compare la scritta “Aggiungi agli amici”. Mia madre èsolo una foto. Non parla, non interagisce, è immobile, non posso comunicare conlei. Mio padre idem, se ne sta lì con gli occhiali da sole neri, davanti allasua lussuosa Lamborghini. Sono tagliata fuori dal mondo, sempre che questo siail mondo. Mi viene in mente Matrix. Blocco l’agitazione pensando, ma l’enigma èintricato. Mia madre e mio padre non vogliono parlarmi e la ragazza che nonvedo da anni prende addirittura l’iniziativa. Io provo a parlarle, ma la miavoce non ha nessun suono. Poi riprovo con mia madre, ma il mutismo ha ancora lameglio. Dalla comunità io sono fuori, come se non esistessi.

“Perché tu qui non esisti.”

Mi sento gelare ma non so come,riesco a trovare la forza per voltarmi e guardarlo negli occhi.

“Sei Virgilio?” chiedosommessamente.

“No no, cara - ride di gusto - nonsei né all’Inferno né al Purgatorio e soprattutto sono molto più giovane dilui. Mi chiamo Leonardo, Leonardo Fibonacci e forse saprai già chi sono, se latua insegnante di matematica ha un minimo di passione per la splendida materiache insegna”. Fibonacci è un nome che ho già sentito, anche se così su duepiedi non mi viene in mente proprio nulla, specialmente associato a quel“piattume” incolore che è la mia professoressa di matematica.

“Parecchi secoli fa inventai unaserie di numeri per trovare una legge che descrivesse la crescita di unapopolazione di conigli..”

Ma certo, la serie di Fibonacci! 1,1, 2, 3, 5, 8, 13, ecc. Ogni numero è la somma dei due precedenti. Ricordo chene rimasi piacevolmente sorpresa leggendo uno dei miei primi libri, “Il magodei numeri”.

“Non volevo spaventarti e ora tispiego tutto. Qualche anno fa un giovane universitario ebbe la geniale idea dicreare una sorta di annuario scolastico non cartaceo, bensì virtuale. Glistudenti potevano sfruttare questa piattaforma per darsi appuntamenti,pubblicare foto e bandi di feste scolastiche, ecc. La pensata ebbe un successoinaspettato e dalla sua scuola si estese a tutte quelle vicine, per sbarcarequasi immediatamente in Internet e rivoluzionare definitivamente la società.”

“Scusi signor Fibonacci, ma…”

“Dammi del tu, bimba, e chiamamiLeonardo.”

“Ehi, non sono una bimba!”

“Hai ragione – esclama soffocandouna risata – ma era in tono affettuoso, da noi toscani si usa così..”

“Leonardo come fai a sapere tuttequeste cose e perché ti interessano tanto?”

“Si dice che i personaggi disuccesso, grazie alla loro fama, vivano anche dopo la morte fisica. E’vero:dopo aver lasciato il corpo, non importa quanto tu sia stato buono, cattivo ocredente sulla Terra. Se sei riuscito a diventare famoso e a lasciare qualcosadi utile all’umanità vivrai per sempre. Qualcuno, lassù, confida ancora in te,ti obbliga a rimanere informato su ciò che succede nel mondo, e ti faintervenire come sto facendo io, quando l’argomento è di tua pertinenza.”

“Ma tu che c’entri con quello chesto vivendo io?!”

“Qui il discorso si complica unpo’, ma sono sicuro che capirai. Per allargare il bacino di utenza, questo sistemautilizza degli algoritmi difficilissimi che consentono di individuare personedi tua presunta conoscenza, in modo tale da scatenare un effetto “passaparola”.In pratica da un singolo, la rete si allarga per poi cercare nei nuovi singolialtre persone da aggiungere. Considerando che ci vuole un po' di tempo primache ognuno capisca davvero come funzionano le cose..”

“Scusa se ti deludo ma non penso diaver..”

“Passiamo alla pratica e capirai.Ti premetto che il mio ragionamento è completamente all’oscuro dellestatistiche, ma è puramente logico: sto appunto cercando di capire se funzionaveramente come penso, le mie ricerche sono ancora in una fase embrionale.Ipotizziamo che un utente abbastanza sveglio impieghi in media un “accesso”(dopo quello della registrazione) per capire le funzioni a disposizione,cercare nuovi amici e, di conseguenza, convincerli ad entrare nella rete edaggiungerli. Supponiamo anche che lo faccia con costanza, ossia che già apartire dal secondo, continui ad aggiungere amici con la frequenza media di unapersona per ogni accesso. Naturalmente si tratta di una semplificazione o,comunque, di un’ipotesi forte: alcuni utenti accedono tutti i giorni, pertantohanno amicizie stabili che ampliano di tanto in tanto; altri si connettonomolto più di rado,  aggiungendo anche piùdi un amico. Diciamo che l‘equilibrio sta nel mezzo.”

“Mi sembra ragionevole, vaiavanti.”

“Creando un modello “Registrazione- primo accesso - invito”, dovrebbe venire fuori una cosa molto interessanteper quanto riguarda l‘espansione provocata dai nuovi utenti, vediamo se ciarrivi. Fase 1: il primo utente si registra; per ora è da solo. Fase 2:effettua il primo accesso, capisce come aggiungere amici e si mette allaricerca. E’ancora solo. Fase 3: essendo capace, fa iscrivere un nuovo amico elo aggiunge alla sua lista. Ecco che sono in due. Fase 4: l’ultimo iscrittodeve ancora capire i meccanismi, ma il primo convince un’altra persona adiscriversi. Tre. Fase 5: ora anche il secondo iscritto è arrivato al suo secondoaccesso, convince un amico ad iscriversi e, insieme al nuovo che porterà ilprimo, fanno cinque.”

“Fase 6: di questi cinque iscritti,solo i primi tre, avendo superato il primo accesso, convincono altre persone.Tre nuovi più cinque vecchi fanno otto. E’la tua serie Leonardo!”

“Sagace. Questa è la mia tesi,conoscendo solo sommariamente il meccanismo, potrei anche aver sparato dellegrandi assurdità. Però il discorso fila, a quanto pare.”

“Intendi denunciare quel ragazzo?”

“Ahah, ma assolutamente no, bimba,per chi mi hai preso? Sono contento di vedere che ancora sono utile aqualcuno... Purtroppo porto cattive notizie: ti ricordi la mia popolazione diconigli? Bè.. non ha più smesso di crescere, si riproducono di continuo evedessi con che ardore! Sono diventati un incubo, mi sbucano da ogni parte..”

“Credo di aver capito il nesso, maancora non mi capacito del mio ruolo nella vicenda..

Mi hai spiegato come funziona ilpassaparola di qualcosa che non riesco nemmeno a capire, mi  hai parlato di aggiungere amici da qualche parte, no? Quali amici? Perché ècomparsa la mia compagna delle elementari? Perché mia madre non mi risponde?Perché non ho voce? Dove mi trovo?”

“Continuerà ad espandersi, diverràincontrollabile e rivolterà la realtà. Si confonderanno il vero e il falso,come sta succedendo a te: sarà il peggiore incubo che il mondo non sta sognando…”

Poi, senza rispondere allemie domande, sparisce. Le sue ultime parole sono state inquietanti. Non riescoa capire se sto sognando o no, mi sembra tutto così assurdo." 


Vedi anche:

Mafia e politica italiana vista da un giornalista Inglese

Il passaparola di oggi di Marco Travaglio

Facebook nella vita reale - il video


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permalink | inviato da jimmypec il 23/11/2009 alle 19:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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post pubblicato in jimmypec, il 3 novembre 2009




Pubblico un "manifesto" che sottoscrivo pienamente, scritto dal mio amico Lorenzo M. Cisbani per spiegare la sua iscrizione a Facebook. Su questo argomento ho altre chicche da pubblicare sempre dello stesso personaggio sopraindicato. Aggiungetemi su Facebook, il mio nome è jimmypec!!

Probabilmente molti divoi conosceranno il mio accanimento nei confronti di questo social network: ne ho scritto e parlato male molteplici volte, accusandolo soprattutto di ledere e lobotomizzare il cervello degli utenti. Recentemente, tuttavia, mi sono reso conto che la realtà è un’altra: Facebook resta sempre un mezzo di comunicazione e, seppur lanciando degli input verso questa direzione, la responsabilità di un uso non corretto dello strumento è totalmente imputabile alla stupidità degli utenti. Un po’ come inventare l’aeroplano e poi usarlo per lanciare bombe. A conferma di ciò, avviso sin da subito che mi sembra demenziale, anzi irritante, riunire sotto un comune denominatore tutte le persone che amano stare sotto le coperte (o quelle che cantano mentre cacano, fate voi...), così come reputo ipocrita aderire e combattere per cause nobili, quando poi nella realtà non si muoverebbe un dito per cambiare le cose. Al contrario, trovo molto utile poter condividere foto, video e qualsiasi altro materiale multimediale, ma soprattutto tenersi in contatto con un’eterogenea schiera di persone, che spazia dai “meno che amici, ma più che conoscenti”, alle nuove conoscenze, persone di cui si erano persi i contatti o addirittura parenti. Questi sono, rispettivamente, i motivi per i quali non mi sono mai iscritto a Facebook e imotivi per cui intendo iscrivermi. Mi sembrava doveroso elencarli. Spero possano tornarvi utili per ricordare che resta sempre un mezzo di comunicazione e che la possibilità di farlo diventare un “mega-circuito-di-libero-e-consensuale-scambio-di-cazzi-altrui”, dipende solo da come lo si usa. E’ totalmente ridicolo, altresì, anche solo prendere in considerazione i vademecum di certe riviste su come comportarsi su Facebook, “perchè esiste un’etica anche nella comunicazione su social network, eccetera eccetera”. Se pensate di averne bisogno, credo che abbiate un bel po’ di problemi anche nel comportarvi  in modo dignitoso nella vita di tutti i giorni. Le fortune e le iperboliche minchiate legate a Facebook, sono state create maggiormente da chi ha bisogno di gonfiare un fatto per renderlo notizia. E’ uno strumento. Punto. Id est. Ese non vi sta bene, potete andarvene affanculo.

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permalink | inviato da jimmypec il 3/11/2009 alle 23:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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